Cos’è il dolore e come funziona

A woman in casual clothing holds her neck, indicating pain or discomfort.

Il dolore che proviamo è un argomento molto complesso e soggettivo. 

Il dolore intollerabile per una persona, potrebbe essere solo un lieve fastidio per un’altra. E queste situazioni si possono invertire se si cambia il contesto.

È un aspetto inevitabile ma necessario per tutti noi. 

Ma ti sei mai chiesto come funziona? 

Ecco, in questo articolo te lo spiegherò in termini semplici.

La definizione di dolore

Come da tradizione, partiamo con una bella definizione, questa volta fornita dallo IASP  (International Association for the Study of Pain) la società scientifica internazionale che si occupa di dolore: 

 «Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole, associata a danno tessutale in atto o potenziale» 

Vediamo di capire insieme le implicazioni di questa frase:

  • Il dolore è un’esperienza che ognuno prova in termini personali e soggettivi
  • Avendo delle caratteristiche sensoriali, implica l’esistenza di un sistema per percepire il dolore
  • Come per gli altri organi di senso, anche questo sistema ha una forte componente legata alle emozioni
  • Il dolore è associato ad un danno ai tessuti che sta succedendo in quel preciso momento o che potrebbe succedere, quindi può esserci dolore anche in assenza di danno tissutale

Ma a cosa serve il dolore? E come può esserci dolore anche senza danno tissutale?

Dolore acuto

Beh, il dolore è utile e positivo quando fa da campanello d’allarme e ci segnala situazioni pericolose e danni. 

Ad esempio se schiacciamo un dito in una porta o se rompiamo un osso sono tutti esempi di dolori acuti: sensazioni veloci e immediate che avvisano che il tessuto è danneggiato.

Di conseguenza si evita di muovere la parte lesa e la proteggiamo, dando il tempo ai tessuti di ripararsi e si evitano ulteriori danni. Questo dolore si risolve spontaneamente se si modificano i propri comportamenti in maniera adeguata.    

Dolore ed infiammazione

Quando vediamo la pelle arrossata, gonfia e calda è un chiaro segnale di infiammazione.

L’infiammazione è una risposta fisiologica del nostro organismo per contenere gli effetti negativi di una lesione dei tessuti e iniziare i processi di guarigione. Molte di queste sostanze attivano i recettori degli stimoli dolorosi, i nocicettori, aumentando la sensazione di dolore percepita, anche con stimoli che solitamente non creano dolore. 

Per questo motivo anche solo toccare una zona infiammata crea dolore. La funzione del dolore rimane però inalterata, infatti manda segnali di pericolo che ricordano la presenza di una zona ferita e da proteggere da eventuali nuovi stimoli pericolosi

Dolore cronico

L’altro tipo di dolore è quello cronico, questo dolore persiste per più di 12 settimane ed è presente nonostante la causa che lo ha causato sia sparita. In questo caso è un dolore fine a se stesso, inutile e devastante. 

È un tipo di dolore complesso, senza soluzioni semplici e sempre più diffuso. Pensa solo a quante persone lamentano dolori alla schiena, al collo o a qualche altra articolazione. A volte viene risolto abbastanza velocemente, altre volte porta ad anni di problemi, nonostante i molti tipi di trattamenti fatti.  

Il ciclo del dolore

Le 12 settimane della definizione non sono messe a casaccio, ma si basano sul “normale” processo di guarigione dei tessuti e teoricamente alla fine di quel ciclo il dolore dovrebbe sparire.

Si può dire che il dolore è l’interpretazione di tutti gli stimoli che arrivano al cervello, alcuni di questi stimoli sono:

  • danno tissutale
  • processo infiammatorio
  • altre informazioni sensitive come pressione, vista, caldo/freddo, ecc…

La loro correlazione con il contesto e l’interpretazione del sistema nervoso, spiegano perché la risposta al dolore è così variabile e soggettiva.

Qui si crea parecchia confusione, perché può esserci poca correlazione tra il danno del tessuto e il dolore percepito. Infatti molti fattori contribuiscono alla percezione del dolore come lo stress, l’ansia, i propri ricordi ed altre circostanze determinano quanto male si sente. 

Se si prendono due persone che hanno danni simili, una può essere bloccata a letto, l’altra va a correre senza pensieri. Insomma, la faccenda è complicata.

Per lo stesso motivo, nonostante ai vari esami il tessuto appare completamente guarito, la persona continua a sentire dolore, ed è probabile che inneschi un circolo vizioso, che ignorando la causa del dolore, peggiora sempre di più la situazione.   

Il dolore che si sente in questo caso è una risposta a una possibile minaccia di danno. Il pericolo può anche essere passato, il tessuto si è ripreso, ma il nostro sistema nervoso continua a sentire che la questione è irrisolta e il tessuto ha bisogno di essere protetto.

Ma ma… quindi il dolore è tutto nella mia testa? me lo sto inventando? tutto è illusione? siamo in matrix???

Il dolore non è tutto nella tua testa

Non perdiamo la calma! Anche se il dolore ha una componente sensitiva, in cui manda i messaggi verso il cervello, anche il cervello può modulare a sua volta i messaggi che arrivano dalla periferia

Tra i fattori che influenzano come percepiamo il dolore troviamo infatti  stress, depressione e convinzione di poter (o non poter) migliorare.

Lo stress, l’ansia e le componenti emotive della sofferenza non implicano affatto che il dolore sia “nella tua testa” o che il tuo dolore non sia “reale”.

Quello che sta succedendo nella tua vita può influenzare la sensazione di dolore, e può anche creare un circolo vizioso difficile da rompere.

Perfino il contesto in cui ci si fa male cambia la sensazione del dolore, vuoi un esempio pratico? leggi il prossimo capitolo!

il contesto e il ruolo del cervello nel provare dolore

Il cervello filtra le informazioni e può ignorare il dolore se lo ritiene necessario:  nel caso ti beccassi una storta alla caviglia, pensi che il cervello ti manderebbe un messaggio doloroso se:

  • stai scappando da un leone che ti insegue
  • stai per vincere la medaglia d’oro alle olimpiadi
  • stai andando a fare la spesa  

Vuoi un esempio meno estremo? Scendendo lungo i sentieri in mountain bike capita di farsi dei graffi relativamente profondi, ma non me ne accorgo finchè non arrivo a casa, di contro, se mentre sto facendo lavoro d’ufficio e mi taglio con la carta… beh quello è un dolore lancinante che sento subito!

Queste situazioni opposte derivano dal fatto che il cervello, in determinate occasioni, attiva circuiti neuronali in grado di ridurre o cancellare il dolore. Tali circuiti sono collegati ad aree del cervello, come il sistema limbico, dove vengono elaborati gli aspetti emozionali

Stati d’animo molto intensi sono capaci di inserirsi nel sistema che controlla il flusso degli stimoli dolorosi e diminuire il dolore percepito coscientemente.

Ma come è possibile? 

Gli scienziati hanno scoperto che vengono attivati gli stessi recettori utilizzati dai farmaci oppioidi (morfina e simili) o dalla cannabis. In altre parole ognuno di noi ha il proprio cassetto di farmaci antidolorifici, che si attivano a seconda del contesto. 

Conclusione

Il dolore viene modulato in maniera complessa da varie parti del cervello prima di arrivare alla coscienza e addirittura in alcuni casi il corpo umano ha accesso ad un vero e proprio “cassetto di farmaci”. 

Ma allora perché c’è gente che ha dolore cronico e altre no? 

Come si può trattare il dolore?

Te lo spiegherò nel prossimo articolo, in cui ti spiegherò come puoi usare il cervello per curare il dolore cronico.

Spunti di riflessione

Ecco alcune domande per riflettere su quello che hai appena letto. Prendi un foglio o un quaderno o un documento vuoto del tuo pc e prova a rispondere alle domande che ti farò. Puoi usarle come spunto per crescere e per pensare a come utilizzare le informazioni che hai imparato. 

  • Come cambia il dolore a seconda del contesto in cui lo provi?
  • In che modo le tue emozioni, lo stress o le tue convinzioni influenzano il modo in cui senti dolore?
  • Quali sono i segnali che il tuo corpo ti manda per avvertirti che c’è bisogno di recuperare?

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Fonti

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